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Conoscere le pulci

pulce

Sono gli infestanti più comuni, dopo le blatte, in ambiente urbano. Il randagismo per lo più felino e la presenza di ratti sono le fonti di infestazione di scantinati, solai, aree dismesse, depositi, ecc.; da questi le pulci possono poi invadere abitazioni ed uffici adiacenti. Le specie relative agli ospiti specifici sono la pulce del gatto (Ctenocephalides felis), la pulce del cane (C. canis) e quella del ratto (Xenopsylla cheopis). Ogni femmina produce nella sua vita, che dura anche un anno, diverse centinaia di uova. Le larve vermiforme vivono negli interstizi dei pavimenti, nei ricoveri degli animali, tra i peli di tappeti e moquette; si mimetizzano ricoprendosi di detriti, polvere e rifiuti, fonti tra l’altro di cibo. Dopo tre brevi stadi di crescita, le larve mutano in ninfe, immobili ed anch’esse ben mimetizzate, dalle quali usciranno le pulci adulti pronte a saltare su un ospite specifico per succhiarne il sangue. In mancanza di questo possono assalire e pungere persone che si trovino a passare nei paraggi. In condizioni ottimali il ciclo completo si conclude in circa tre settimane. Possono quindi susseguirsi parecchi cicli in un anno, concentrati in particolare nei mesi estivi. Per il controllo delle pulci bisogna fare un primo trattamento ad elevato potere abbattente per risolvere il problema immediato determinato dagli insetti adulti. Quindi eseguire un’accurata pulizia per eliminare polvere, detriti, rifiuti e con essi uova e stadi giovanili. Utilizzare aspirapolvere forniti di sacchetto di carta asportabile, che verrà distrutto. Lavare tutte le superfici che saranno nuovamente trattate con un insetticida residuale. Anche le pulci possono trasmettere patologie all’uomo e agli animali, per esempio la teniasi provocata dal Dipilydium caninum

Conoscere i ragni

ragno

I ragni non sono insetti, ma appartengono alla classe degli aracnidi, che si distinguono per avere 4 paia di zampe ed il corpo diviso in due sezioni, cioè capo e torace saldati ad addome; si riconoscono infine per assenza di antenne. Formano l’ordine degli Arameidi che costituisce il gruppo più numeroso di aracnidi, contando ben 30.000 specie.
Tutti producono seta, che non sempre viene utilizzata per comporre ragnatele, ma anche per proteggere le uova ed i piccoli o per costruire la propria tana. Tutti sono inoltre predatori e paralizzano le vittime inoculando veleno. I maschi sono generalmente più piccoli delle loro compagne e si riconoscono per i palpi rigonfi. Nei nostri giardini è il ragno crociato (Araneus Diadematus) che tesse le tipiche ragnatele circolari con fili a spirale su una raggiera.
Sverna, come molti altri rappresentanti di questo gruppo, allo stadio di uovo, protetto all’interno da piccole sfere di seta. Falcidi e Salticidi frequentano le nostre case: i primi colonizzano gli angoli, dove costruiscono vistose ragnatele, i secondi percorrono gli ambienti a piccoli salti (da cui il nome) alla ricerca di prede. La Tegenaria domestica, grosso ragno peloso è invece comune nelle cantine, dove realizza tele non appiccicose che servono ad avvisare il predatore del passaggio di una vittima. Magazzini, depositi ed industrie sono spesso visitate dagli aracnidi che possono trovare un habitat ideale per proliferare.
Per il loro regime dietetico, le infestazioni di ragni seguono solitamente quelle di altri insetti. Anche in questo caso è indicata la lotta residuale con prodotti di contatto. Naturalmente è consigliabile eseguire prima del trattamento un adeguata pulizia comprendente la rimozione delle ragnatele. La presenza di ragni è indice di scarsa igiene e trascuratezza ambientale.

Conoscere i roditori

roditore

MUS MUSCULUS

A questo gruppo appartiene il Mus Musculus o topolino delle case o topolino domestico di cui se ne conoscono due sottospecie: a) Il Mus musculus domesticus o topo domestico o delle case propriamente detto; b) Il Mus musculus musculus o topo di campagna detto pure Mus sylvaticus.
Ha un peso che si aggira sui 15-16 grammi ed è lungo da 7 a 10 centimetri. (mediamente 8.5 cm) mentre la coda ha una lunghezza che supera quella del corpo raggiungendo i 9 centimetri. Costruisce i propri nidi in diversi nascondigli che ricava negli ambienti dove abita. Mangia da 15 a 20 volte al giorno, consumando ogni volta piccolissime quantità di cibo. In genere non si allontana molto dal suo nascondiglio, infatti, è amante del tepore delle abitazioni che abbandona solo quando in esse si determinano temperature elevate con clima molto secco, ovvero quando vi è carenza di alimenti.
Il Mus musculus è un’entità infestante i grado di colonizzare ogni sito, dalla lavatrice di casa alle alte tecnologie dei centri di elaborazione dati computerizzati ove il suo potenziale insediamento è visto come una vera e propria calamità. In genere non compare di giorno, e come per gli altri topi il reperirlo allo scoperto nelle ore diurne è indice di una sovrabbondanza di popolazione murina che deve necessariamente andare alla ricerca di cibo anche mettendo a repentaglio la propria sopravvivenza.
È un topolino vivacissimo, dotato di movimenti anche graziosi, capace di nuotare; è curioso ma prudente; spesso si abitua alla vicinanza dell’uomo che frequentemente non teme, ma le sue uscite diurne, come si è detto, sono limitate alla ricerca di cibo, mentre nella semioscurità circola liberamente. I suoi sensi sono dotati di spiccata sensibilità ed ha la tendenza a raccogliere cibo ed a trasportarlo nella propria tana. Si abbevera non solo di acqua, ma anche di bevande dolciastre. La femmina partorisce 2-3 volte l’anno e la gestazione dura 22-24 giorni. Partorisce da 6 ad 8 topolini per volta. Alla nascita i piccoli sono ciechi per i primi 13 giorni, e vengono allattati per 18 giorni.
Alla nascita i topolini vengono deposti in nidi ben protetti le cui pareti vengono foderate di materiali soffici, in genere erba masticata, pezzetti di carta stracciata, lana sfilacciata, fogliame e pezzi di stoffa. I piccoli sono di un colore roseo e si rendono indipendenti dopo il primo mese di vita; nel giro di tre settimane raggiungono l’età della riproduzione. Produce 1,2 cc di urina al giorno con 2 g di feci disseminate in piccoli “boli” che l’animale depone con una frequenza costante per tutto il periodo della sua attività che in genere è serotina e notturna.
A sua giustificazione anche l’alimentazione è diluita in 10 – 15 spuntini (da duecento a cinquecento milligrammi per ingestione).I dati bio-etologici più importanti sono: durata della vita in condizioni di cattività fino a quattro anni, aspettativa di vita (in condizioni naturali ) stimata a circa 6 mesi. Le caratteristiche psico-fisiche di questi muridi si possono sintetizzare in una notevole curiosità attenuata dalla paura, giustificata peraltro, con non evidenti fenomeni di neofobia (paura del nuovo). Inoltre, presentano performance eccezionali: riescono a saltare fino a 30 cm, si buttano senza danni da altezze superiori a 2 m. passano in buchi poco più grandi di un centimetro di diametro e sono in grado di arrampicarsi su ogni superficie.

RATTUS RATTUS

Il ratto comune o ratto nero o ratto dei tetti. Questa specie è certamente la causa delle più importanti epidemie di peste nell’epoca medioevale e ancor oggi rappresenta un potenziale vettore di numerose malattie infettive: salmonellosi, afta epizootica, adenovirosi, leptospirosi, listeriosi, ricettosi, arborviriosi, dermatofitosi, leishmaniosi, verminosi ed altre ancora.
Più agile del forte ratto delle fogne, in genere colonizza i solai le strutture elevate dei silos e sovente le chiome degli alberi, con una certa predilezione per i pini marittimi e le palme. I maschi della specie posso raggiungere i 300/500 g di peso, la lunghezza del corpo può arrivare a 16-21 cm, mentre la coda è più lunga del corpo di almeno un paio di centimetri. Ha orecchie grandi, sottili, senza peli, trasparenti, color carne, lunghe la metà della testa, cioè circa 22 millimetri, il muso è appuntito, le zampe sono di colore marrone chiaro, la coda è grigio scura, con 260 anelli squamosi. Il colore della pelliccia è grigio scuro o grigio-nero sul dorso, a volte con sfumature azzurrognole o marrone, mentre a volte è nettamente nero; il colore del ventre è grigio bianco.
Il ratto nero emette escrementi sparsi, a forma di piccola banana; non nidifica, vive di solito al chiuso e raramente si trova nelle fogne. Emette voci varie che possono andare da squittii a pigolii; quando è irritato emette brontolii. La dieta è onnivora, con preferenza alle proteine di origine vegetale e giornalmente giunge a superare i 20 g di sostanza secca e 20 ml di acqua, ma il ratto nero dei tetti può restare senza bere per più giorni. Le feci e le urine sono di poco inferiori alle quantità ingerite. La sua presenza è rilevata da un odore sgradevole perché il ratto è abituato a marcare il proprio passaggio con urine ed escrementi che vengono spalmate e levigate come cera, dalle zampe e dai peli del ventre. Il ratto percorre sempre queste piste scivolando su queste come dei binari.
La durata della vita in cattività può arrivare a 6 anni, mentre in natura in genere non riesce a superare l’anno. La maturità sessuale giunge dopo due mesi e mezzo dalla nascita, la gestazione è di tre settimane, lo svezzamento di quattro. Le nidiate per femmina in un anno sono fra le sei e le otto per un numero di nati di 34 soggetti. Le caratteristiche psicofisiche lo fanno un abile arrampicatore (riesce a salire entro tubature verticali di 10 cm di diametro, al punto che può apparire nella tazza dei bagni e misteriosamente scomparire) un buon saltatore e un discreto nuotatore.

RATTUS NORVEGICUS (surmolotto o ratto delle fogne)

Animale vigoroso e aggressivo sottrae spazio al Rattus rattus e fa suoi in breve tempo gli habitat sotterranei, soprattutto se collegati alla rete idrica o fognante. Il muso è smussato; il colore del pelo è grigiastro, variando a volte nelle tonalità che posso andare dal marroncino al nero. Il ventre è di colore grigio chiaro, emette escrementi raggruppati, raramente sparsi, fusiformi o ellissoidali; la coda è squamosa e quasi nuda, formata da 210 anelli squamosi.
I maschi possono superare i 600 g di peso con dimensioni simili al ratto dei tetti , ma con corporatura può tozza, con coda più corta del corpo e orecchie ed occhi più piccoli. In laboratorio giunge a vivere fino a 7 anni, ma in natura l’aspettativa di vita difficilmente arriva a 10/11 mesi. La maturità sessuale giunge fra i due mesi e mezzo e i tre mesi. La gestazione è di poco superiore alle tre settimane e lo svezzamento di quattro. Una femmina in un anno è in grado di produrre una figliolanza di 40 unità in 4 – 5 nidiate. La femmina si accoppia senza discriminazione con tutti i maschi del branco. La dieta solida è onnivora, con una certa preferenza alle proteine animali e arriva al 10% del peso corporeo con un apporto idrico di poco inferiore; urina e feci in proporzione. Frequenta i luoghi umidi rimanendo di preferenza vicino alle abitazioni dell’uomo.
Divora tutto quello che è alla sua portata, anche animali da cortile. Rappresenta un flagello per i polli e attacca infatti le galline, i pollastrelli, gli anatroccoli ed i conigli. Corre con rapidità, si arrampica agevolmente, nuota e riesce anche e tuffarsi. I gatti lo temono, vista la sua mole, e comunque non riescono a sopraffarlo. E’ capace di attaccare anche grossi maiali, strappando le loro carni a brandelli. È il ratto che ha oggi raggiunto maggiore diffusione riuscendo a vivere dai cortili delle case alle fogne o lungo i corsi d’acqua. È presente sia nelle località urbane, che in quelle rurali. Nelle case abitate dall’uomo invade i piani bassi, e più frequentemente i sotterranei, le cantine e soprattutto le fognature. Costruisce nidi, emette suoni sotto forma di pigolii e quando è eccitato squittisce, mentre quando è irritato sembra mormorare. È aggressivo e pratica abitualmente il cannibalismo.
Come si è detto è un buon nuotatore e riesce anche ad avere capacità di immersione. Scava gallerie, vive in gruppi o in colonie, ed ha delle tane sotterranee nelle quali conserva provviste di viveri. È singolare notare che ogni tana ha più fori di ingresso e di uscita. Le caratteristiche psico-fisiche sensoriali indicano animali con odorato, gusto, tatto-udito molto sviluppati; mentre possono contare su una vista piuttosto ridotta. Sono animali assai forti, in grado di fare salti in alto di quasi 80 cm e salti in lungo (da fermi) di 10/20 cm superiori al metro e con la rincorsa raddoppiano le performance; capaci di nuotate in superficie e in apnea di tutto rispetto; riescono a scavare lunghe gallerie nel terreno perforando sbarramenti di cemento magro e metalli teneri.

Conoscere gli scorpioni

scorpione

Gli scorpioni non sono insetti, ma appartengono alla classe degli aracnidi. Posseggono due appendici boccali trasformate in pinze ed un addome allungato e terminante con un uncino ricurvo: il pungiglione. Gli scorpioni italiani appartengono al genere Euscorpius e non sono pericolosi per l’uomo nonostante possono pungerlo.
Le specie più comuni sono Euscorpius flavicaudis (scorpione dalla coda gialla) originari dell’Europa meridionale e l’affine Euscorpius italicus (scorpione italico) sono piccoli rispetto alle pericolose specie straniere (già nella vicina Francia esistono scorpioni velenosi come il Buthus occitanicus, giallastro e di dimensioni superiori); misurano infatti da adulti 3-5 cm (E. italicus) e 3-4 cm (E. flavicaudis) e sono di colore bruno scuro.
Nell’Italia settentrionale, soprattutto in Alto Adige troviamo anche l’Euscorpium germanus (scorpione germanico), presente fino a 2.000 m di altezza. Le femmine sono delle madri premurose che accudiscono la prole, portandola costantemente sul dorso fino a quando i piccoli non diventano autosufficienti.
Questi sono di aspetto simile all’adulto e per crescere compiono diverse mute. Vivono in luoghi riparati, bui ed umidi; possono trovare un habitat ideale in sottoscale, cantine, lavanderie, legnaie di case rustiche. Gli scorpioni sono predatori attivi nelle ore notturne. Si cibano di altri artropodi che catturano con i cheliceri (le pinze) ed uccidono con il pungiglione. Quando è necessaria si attua la lotta residuale.

Conoscere le vespe

vespa

La maggior parte delle Vespe è solitaria. Nelle Vespe la colonia ha vita annuale, cioè nasce con la costruzione delle prime cellette del nido da parte di una femmina fecondata che ha superato i rigori dell’inverno. All’interno vi depone le uova. Alla schiusa delle prime larve si fa carico di allevarle andando alla ricerca del cibo. Le larve mature chiudono la propria cella di crescita con uno scudo di seta e si trasformano in pupe.
Saranno poi le prime figlie ad avere il compito di allevare le sorelle, mentre la regina torna alla funzione primaria di deposizione delle uova. La colonia è in crescita per tutto il periodo estivo. Le larve sono nutrite con proteine animali ricavate da insetti, rifiuti e cadaveri. Infatti le Vespe costituiscono un problema in tutti i luoghi in cui si lavorano, preparano, cucinano carne e pesce. I maschi sono destinati a morire con i primi freddi, così come le operaie sterili della colonia che si disperdono nell’ambiente andando alla ricerca di cibi zuccherini per sopravvivere. Per questo nei periodi invernali le Vespe possono causare disagi nei luoghi di produzione e distribuzione dolciaria e di bevande zuccherine.
Le future regine invece sopravvivono e trascorrono l’inverno in luoghi riparati e tranquilli. In primavera qualche regina nata dal favo abbandonato può tornare a visitarlo e molto spesso costruisce un nuovo nido nei pressi di quello vecchio. Tra le Vespe nostrane abbiamo le Polistes riconoscibili per il corpo affusolato e le antenne giallo rossicce: P. dominulus è la più diffusa e nidifica in ambienti chiusi o riparati, P. gallicu nidifica solo in spazi aperti solitamente su arbusti e P. ninphus che nidifica in entrambe le situazioni. Le Polistes costruiscono piccoli nidi peduncolati con al massino 600-700 cellette. Vi sono poi alcune specie di Vespula,tra cui V. germanica e V. comunis che hanno i maggiori rapporti con l’uomo.
Edificano spesso nidi sotterranei e molto grandi, dove si possono contare fino a 20.000 cellette corrispondenti ad almeno 5.000 individui adulti. Le colonie nei Paesi in cui il clima invernale è mite, possono essere composte da più regine e perdurare anche durante l’inverno formando colonie di dimensioni eccezionali. Da noi il ciclo coloniale si conclude in ottobre-novembre. Le Vespe più grandi sono i Calabroni: Vespa cabro è la più diffusa, mentre Vespa orientalis è localizzata nel meridione d’Italia. Possono costruire nidi cartacei enormi e possono sciamare altrove fondando un nuovo nido e terminando allo stesso tempo di accudire le larve rimaste nel precedente. Le Vespe adulte sono avide di liquidi zuccherini, mentre le larve sono nutrite con sostanze proteiche.
In generale non aggrediscono l’uomo, ma se disturbate possono diventare pericolose poiché la loro puntura può dare luogo a manifestazioni dolorose con gonfiore e arrossamenti e a fenomeni di ipersensibilità. Gli Sfecidi o Vespe murarie sono quelle che costruiscono sotto le tettoie o entro le cavità dei muri grossi nidi pedotrofici di terra impastata con la saliva. Gli adulti si riconoscono per il lungo peziolo, e vanno alla ricerca di prede che mobilizzano con l’aculeo e introducono nel nido. Nonostante l’aspetto allarmante, queste vespe si possono ritenere innocue.

Conoscere le zanzare

zanzara

Con il termine “zanzare”, che già nella pronuncia ricorda il ronzare di questi fastidiosi insetti, sono indicate numerose specie di insetti per lo più pungenti che gli specialisti chiamano “culicidi”. Tra le molte specie di zanzara presenti in Italia le più comuni e fastidiose sono indubbiamente: Zanzara tigre (Aedes albopictus), che punge di giorno, con apparente tregua nelle ore più calde, lasciando ponfi molto dolorosi; Zanzara comune (Culex pipiens), che punge prevalentemente di sera. Cosa le attrae:
Calore del corpo.
Anidride carbonica (CO2) contenuta nel respiro e nella trasudazione corporea
Si nutrono da diversi animali prediligendo l’uomo.
Dove si trovano: Larve: in tombini, bidoni, sottovasi, caditoie, copertoni, fontane, specchi d’acqua, cavità degli alberi
Adulti: il luogo preferito dalla zanzara tigre per il riposo è la vegetazione (siepi, erba alta, cespugli, etc..).

Numerose città del Nord e Centro Italia sono colonizzate dalla specie originaria del Sud - Est asiatico: Aedes albopictus, nota anche con il suggestivi nome di “zanzara tigre” per gli anelli chiari della sua livrea. Nelle aree d’origine è vettrice di pericolose patologie improbabili nelle nostre latitudini; resta però un esempio eclatante della possibilità di colonizzazione dei nostri territori di specie esotiche e la necessaria attenzione che dovrebbe essere posta al problema.

CICLO BIOLOGICO

Dal momento della ovideposizione allo “sfarfallamento” della zanzara adulta passano mediante due settimane. La variabilità è soprattutto in funzione della temperatura. Ciò va riferito al “gruppo” Culex pipiens in quanto in alcune specie di Aedes l’uovo, in quanto tale, può rimanere quiescente anche alcuni mesi, in genere tutto il periodo autunnale e invernale. La deposizione delle uova avviene appena sopra il livello dell’acqua nel caso della zanzara tigre (depone fino a 100 uova), o direttamente sull’acqua sotto forma di zattera galleggiante (250-300 uova) nel caso della zanzara comune. I luoghi preferiti per la deposizione sono le piccole raccolte d’acqua stagnante. In dettaglio possiamo indicare che l’uovo nella specie di riferimento (C. pipiens) schiude dopo due/tre giorni dall’ovideposizione. La giovane larva passa dallo stadio L1 allo stadio L4 con tre mute, ogni fase dura da due/tre giorni, un’ulteriore muta porta la nostra zanzara allo stadio di pupa (mobile) che dopo quarantotto ore dà origine all’adulto volante il quale, dopo alcuni giorni, effettua l’accoppiamento. Successivamente, il ciclo così come esemplificato ricomincia ripetendosi nell’arco dell’anno una dozzina di volte, ovviamente in relazione all’andamento climatico. Gli adulti vivono alcune settimane, fatta eccezione per gli adulti che vanno incontro all’inverno ai quali è delegato il compito di sopravvivere ai rigori della fredda stagione rifugiandosi negli scantinati, nella rete fognante, nei luoghi riparati, non troppo freddi.

ETOLOGIA

Si ricorda che la zanzara pungete è la femmina la quale deve fare il cosiddetto “pasto di sangue” per approvvigionarsi di alcuni aminoacidi che non è in grado di metabolizzare e che le sono indispensabile per portare a termine la maturazione dell’embrione. I maschi si nutrono di liquidi zuccherini di origine vegetale e si riuniscono in gran numero, in occasione dei voli nuziali. Le larve invece si nutrono di materiale organico in sospensione nell’acqua, alghe e microrganismi.

Conoscere le zecche

zecca

Le zecche appartengono alla sottoclasse degli acari e rappresentano fin dall’antichità un grande pericolo per l’uomo e per numerosi animali a causa delle numerose malattie che possono trasmettere: borelliosi (malattia di Lyme), rickettosi (febbre Q.), spirochetosi, arbovirosi, piroplasmosi, ecc.
Le zecche più comuni appartengono alla famiglia degli Ioidi (zecche dure) e a quella degli Argasidi (zecche molli dei colombi). Il ciclo biologico (uovo, larva, ninfa, adulto) può essere complesso interessando più ospiti intermedi ed anche la durata è assai variabile da pochi mesi ad alcuni anni. Questi artropodi succhiatori di sangue presentano alcune curiosità , ad esempio le forme giovanili hanno sei zampe mentre gli adulti otto come ogni aracnide che si rispetti e, cosa ancor più stupefacente, riescono a sopportare lunghi periodi di digiuno, anche più di un anno, nell’attesa di poter parassitizzare il loro ospite.
La lotta può interessare grandi areali soprattutto ove viene praticata la pastorizia oppure ove vi sono problemi di randagismo canino nonché nelle aree urbane a grande infestazione di piccioni. Da ciò consegue la necessità di tenere sotto controllo il fenomeno del randagismo e di occuparsi attivamente degli stormi di colombi delle nostre città. Pratica di una certa importanza risulta l’intervenire asportando le feci dei colombi e procedendo anche ad interventi complementari di disinfezione. Per i ricoveri degli animali da reddito o d’affezione è bene organizzare interventi periodici in quanto la diffusione di questi parassiti sta interessando sempre più vasti areali con catene “epidemiologiche” sempre più ramificate dalle piazzole di parcheggio e ristoro delle autostrade (zecche dure dei cani) ai sottotetti delle nostre case (zecche molli di piccioni).

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