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Conoscere il ghiro

ghiro

Il Ghiro (Glis glis) è un roditore arboricolo che appartiene alla famiglia dei Gliridi. Si tratta di una specie che abitualmente non arreca alcun danno alle attività umane e che è protetto dalle leggi dello Stato. Il Ghiro è una specie forestale, adattata a vivere nei boschi, soprattutto di querce o faggi.

Gli individui vivono in mezzo alle chiome delle piante, nelle quali si muovono con estrema agilità alla ricerca di semi, frutti e germogli di cui si nutrono. Una specie simile difficilmente può arrecare danni all’uomo, tuttavia ci sono alcune situazioni in cui può rendersi dannosa; in alcuni casi il Ghiro arreca danni anche gravi agli arboreti da frutto, soprattutto i noccioleti, ma solo se questo sono ubicati nelle immediate vicinanze del bosco. In altre situazioni i Ghiri si insediano all’interno delle abitazioni situate in mezzo al bosco o poste a contatto con le chiome di alberi, sempre nelle vicinanze del bosco. Le soffitte delle abitazioni sono un luogo particolarmente ricercato per nidificare, dato che offrono riparo dagli agenti atmosferici e dai predatori.
In queste situazioni, la presenza del Ghiro è testimoniata da un gran numero di escrementi depositati un po’ ovunque nelle zone frequentate dagli animali. Inoltre, gli individui producono suoni caratteristici, disturbando gli abitanti della casa durante le ore notturne in cui si svolge la loro attività.
A volte è possibile trovare il nido imbottito con i tessuti reperiti in loco o con materiali vegetali trasportati dall’esterno, situato nei mobili, in recipienti ed in qualunque altro luogo offra riparo durante il giorno. All’interno delle soffitte dei fabbricati infestati dai Ghiri si possono spesso rinvenire, soprattutto durante i mesi autunnali, ingenti depositi di semi rosicchiati, soprattutto nocciole. Il Ghiro fa parte della fauna selvatica, e come tale è una specie protetta dalla Legge sulla caccia, la n. 157/92. In base a quanto da essa stabilito, la specie non può essere né uccisa né catturata. È pertanto illegale avvelenarli con i comuni rodenticidi in commercio o catturarli con tavolette collanti, ed è bene precisare che il fatto costituisce reato penale.

La III Sezione Penale della Corte di Cassazione ha stabilito che non è corretto l’approccio che li vorrebbe assimilati ai topi e ai ratti i quali, sono esclusi dalla protezione della legge sulla caccia. Restano quindi solo i metodi preventivi, che consistono nella chiusura degli ingressi che gli animali utilizzano per entrare nella struttura e la potatura dei rami degli alberi che consentono agli individui di giungere alle parti alte dell’edificio. Nella chiusura dei fori di accesso, occorre tenere conto che il Ghiro è un roditore di taglia media (120 – 150 grammi da adulto), e che i giovani possono passare in fessure di 1.5 – 2 cm. Soprattutto nelle strutture di legno, bisogna considerare che gli adulti sono in grado di allargare i fori fino a consentire un comodo passaggio. Il taglio dei rami è certamente una soluzione valida, dal momento che il Ghiro raramente si avventura sul terreno per compiere spostamenti.
Nell’effettuare la potatura, occorre tenere presente che la specie può compiere balzi di alcuni metri, e che i rami andrebbero quindi tenuti assai lontani dall’abitazione. Un'altra tecnica è quella di utilizzare prodotti repellenti, in modo da scoraggiare la permanenza degli animali nelle controsoffittature. I formulati a base di naftaline e zolfo possono svolgere un’ efficace funzione repellente. C’è infine da dire che il Ghiro con l’avvicinarsi del periodo invernale va in letargo.

Conoscere i lepidotteri

lepidottero

Le seguenti specie presentano alcune caratteristiche in comune. Sono tutte di piccole dimensioni, con apertura alare intorno a 1,5-2,5 centimetri, vengono di solito chiamate tignole e le loro larve generalmente infestano le derrate producendo bave e tele sericee. Spesso per impuparsi si allontanano dagli alimenti infestati. Non sono delle buone volatrici.

PLODIA INTERPUNCTELLA

Volgarmente detta tignola fasciata, si riconosce per le ali anteriori, quelle che in posizione di riposo ricoprono il corpo, che sono color crema fino a metà e nettamente bruno-rossastre l’altra metà. E’ estremamente diffusa per la sua polifagia: attacca sfarinati, cariossidi di cereali ed altri semi, pasta, dolciumi, frutta secca, cacao, cioccolata, mangimi per animali, e molte altre sostanze. E’ la specie più frequente nelle abitazioni, nei magazzini e nelle industrie di trasformazione. Il ciclo biologico ha una durata variabile in rapporto alle condizioni ambientali.(T, U.R. e cibo): in condizioni ottimali si svolge in poco più di un mese, ma può prolungarsi per parecchi mesi. Si hanno in genere 1-2 generazioni annuali al nord e 3-4 al sud.

EPHESTIA KUEHNIELLA

Nota come tignola grigia, ha le ali anteriori, grigie, screziate di grigio scuro; le ali posteriori, non visibili quando è posata, sono biancastre. E’ la specie più frequente nei molini, e la sua diffusione negli altri ambienti, segue la tignola fasciata. Predilige soprattutto farina e semola di cereali, ma può infestare anche innumerevoli derrate quali, semi, legumi, frutta secca, spezie, cioccolata, pasta, dolci, funghi secchi, latte in polvere. Il ciclo si svolge in 2-3 mesi in condizioni ottimali; si possono avere da 1 a 5 generazioni annuali.

Conoscere le mosche

mosca

La mosca domestica è uno degli infestanti più diffusi, particolarmente legato alle immondizie ed ai ricoveri di animali.

CICLO BIOLOGICO

Tempo di schiusa della uova: da 2 a mezza giornata in funzione della temperatura. L’uovo, cilindrico, di colore bianco perla, viene deposto su materiale organico umido (optimum 70-80 % di umidità) ad una profondità di 8-10 mm.
Sviluppo larvale (due mute): da 20 a 4 giorni. In zone rurali, il principale focolaio larvale è costituito dalle concimaie, mentre in area urbana sono rappresentati da immondezzai.
Tempo di “sfarfallamento”: da 20 a 4 giorni Dallo sfarfallamento all’ accoppiamento passano da 1 a 2 giorni circa. Dall’accoppiamento all’ovideposizione trascorrono mediamente 3 giorni (min. 2 - massimo 9, sempre in funzione della temperatura).La femmina depone le uova in gruppi di 100 – 200 per volta (circa 1.000–2.000 uova nell’arco della sua vita).Il potenziale biologico è enorme, ma la sopravvivenza è mediamente dell’1%.Il numero di generazioni nell’arco dell’anno è di 10-15. Lo svernamento può avvenire in ogni stadio larvale. Un individuo adulto vive da 25 a 50 giorni.

ETOLOGIA

Le mosche allo stadio adulto possono cibarsi di alimenti liquidi; possono altresì liquefare sostanze solide (zuccheri) attraverso il rigurgito della saliva. Allo stadio larvale si cibano di sostanze organiche, per lo più in fase di fermentazione. In genere gli adulti non si spostano molto dall’area da cui sono sfarfallati (3-4 Km in media), ma non sono rare migrazioni di più ampio respiro allorquando avvengono per trasporto passivo (soprattutto su treni e/o aerei).In genere la mosca domestica si ritrova all’interno delle strutture durante le ore fredde, mentre si sposta all’esterno nelle ore più calde. Le mosche sono attive durante il giorno o sotto luci artificiali. L’adulto non vola sotto i 10°C, resta immobile intorno ai 4°C, muore a 0°C.

Conoscere le nutrie

nutria

Specie che appartiene all’ordine dei Roditori, taglia grande le nutrie raggiungono con una certa facilità un peso di 10 kg ed una lunghezza, coda compresa, di circa 1 metro; sono caratterizzati da un mantello ispido di colore marrone-rossastro con un sottopelo soffice di colore ardesia scuro simile a quello dei Castori, il mento e il muso sono di colore bianco sporco.
Negli esemplari maturi i grandi incisivi sono vistosamente colorati di arancione, la coda è cilindrica priva di peli e le zampe posteriori sono palmate. All’età di 6 mesi i maschi raggiungono la maturità sessuale; la gestazione ha una durata di poco più di 4 mesi con parti che mettono alla luce, in media 5 piccoli alla volta. Di abitudini semi-acquatiche crepuscolari, questo roditore vive esclusivamente in prossimità di corsi d’acqua ad andamento lento: laghi, paludi, tratti deltizi dei fiumi, reti di canali artificiali per l’irrigazione rappresentano l’ambiente ottimale per lo sviluppo e la nidificazione. Ottima nuotatrice, passa gran parte del suo tempo in acqua, dove reperisce la sostanza vegetale che costituisce la sua dieta abituale. Gli alimenti più ricercati sono piante acquatiche, semi, rizomi, tuberi e radici consumati in percentuali diverse in base alle variazioni stagionali.
Considerando che il fabbisogno giornaliero di un individuo adulto è molto elevato (circa 1,5 – 2,5 kg. di alimento fresco al giorno) le piante coltivate rappresentano un alimento sicuramente migliore da un punto di vista nutritivo e quindi più appetito a parità di fruizione. Le coltivazioni di cereali (frumento, mais, riso), di barbabietola da zucchero, come anche quelle di girasole o ortaggi (radicchio, carota, etc.) risultano essere le più colpite.
L’art. 2 della legge n. 157 del 1992 “Norme per la protezione della fauna selvatica omeoterma (a sangue caldo) e per l’esercizio dell’attività venatoria” recita: “Fanno parte della fauna selvatica oggetto della tutela della presente legge le specie di mammiferi e uccelli delle quali esistono popolazioni viventi stabilmente o temporaneamente in stato di naturale libertà nel territorio nazionale…” Quindi le popolazioni di nutrie naturalizzate presenti nel nostro paese devono considerarsi a tutti gli effetti fauna selvatica italiana e come tale salvaguardata, anche perché non compresa negli elenchi delle specie cacciabili riportati nel successivo art. 18.

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